Sarcofago di Giona
Su questo sarcofago le vicende di Giona si dispiegano come una sequenza in pietra: i marinai lo gettano in mare; una creatura marina lo inghiotte e poi lo restituisce; il profeta riposa al sicuro sotto la pianta di zucca. I primi cristiani lessero i tre giorni di Giona nel pesce come figura della sepoltura e della risurrezione di Cristo, e per questo l’immagine si adattava perfettamente alla speranza funeraria. Le figure sono compatte, i gesti chiari, e un leggero uso di trapano accende la luce su onde, scaglie e pieghe. Spesso affiancati da oranti o da motivi pastorali, i rilievi fondono l’arte narrativa romana con una teologia nuova. Il risultato è memoria e messaggio insieme: la salvezza raccontata in scene che vanno dal pericolo al riposo.
Perché quest’opera è importante
- Presenta il classico ciclo di Giona, uno dei simboli cristiani più antichi della risurrezione.
- Mostra come il rilievo narrativo romano sia stato adattato a un nuovo significato religioso.
Cosa osservare
- Osservi Giona gettato dalla nave e il pesce in attesa sotto di lui.
- Noti il «pesce» come mostro marino, con fauci e pinne ricurve.
- Riconosca Giona reclinato sotto la pianta di zucca, segno di liberazione.
- Cerchi figure oranti o motivi pastorali che incorniciano la sequenza.
Curiosità
Gli artisti antichi raffigurarono spesso il pesce di Giona come un mostro marino; nel testo ebraico non compare mai la parola «balena».
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