Unknown Artist
Unknown Artist is a significant artist in the Vatican Museums collection, with 22 artworks spanning Arte moderna e contemporanea, Il Medioevo, L'antichità classica (prima del 500 d.C.) periods. Their works are displayed across 0 different collections.
Opere di Unknown Artist
nei Musei Vaticani
#54
Rilievi funerari palmireni
Dalla città carovaniera di Palmira, questi busti in calcare sigillavano le nicchie delle tombe. Volti dagli occhi grandi, gesti rituali e iscrizioni in aramaico palmireno fissano mercanti e famiglie, tra drappeggi greco-romani e gioielli e veli vicino-orientali.
Sono fonti primarie per nomi e legami di parentela a Palmira grazie alle iscrizioni in aramaico.
#56
Grande fibula d’oro (tomba Regolini-Galassi)
Dalla tomba Regolini–Galassi di Cerveteri, questa spilla d’oro quasi lunga quanto un avambraccio proclama rango. Arco e placca sono «tappezzati» di granuli microscopici e leoni in marcia: un capolavoro orientalizzante destinato a brillare su abiti cerimoniali.
È un capolavoro dell’oreficeria etrusca orientalizzante in contesto funerario principesco.
#57
"Fenicio-cipriota" patera
Una coppa bassa, incisa, proveniente da botteghe levantine o cipriote e ambita in Etruria. Fasce concentriche di animali, loto e rosette ruotano attorno a un umbone centrale. Per versare vino o oli nei riti, racconta scambi mediterranei nel VI secolo a.C.
È una prova evidente dei traffici mediterranei tra Levante/Cipro ed Etruria.
#58
Ampolla Calabresi
Una piccola fiaschetta etrusca per oli profumati. Corpo tondeggiante e collo stretto sono animati da fasce stampate o dipinte — rosette, onde, motivi semplici — trasformando un contenitore d’uso in un segno portatile di stile, scambio e rito.
Rivela abitudini etrusche legate al profumo e agli usi rituali attraverso un oggetto quotidiano.
#59
Marte di Todi
Un guerriero etrusco quasi a grandezza naturale sta in equilibrio, pronto a versare una libagione. Fuso in bronzo e armato di corazza, unisce contrapposto greco e rito italico. Un’iscrizione dedica la figura al dio: eleganza marziale trasformata in offerta votiva.
È un capolavoro della fusione etrusca in bronzo con postura di ascendenza greca.
#60
Sarcofago dipinto con rilievi policromi
Un sarcofago in argilla dall’Etruria ellenistica: i pannelli mostrano scene in basso rilievo ancora toccate dal colore — banchetti, processioni, custodi dell’aldilà. Rossi, neri e toni crema animano le figure, promettendo status e passaggio sicuro.
Mostra la fusione etrusca di rilievo scultoreo e pittura nell’arte funeraria.
#61
Urna cineraria del Maestro di Enomao
Urna cineraria volterrana con una scena mitica vivace scolpita sul fronte. Attribuita al «Maestro di Enomao», mano di bottega nota per figure tese e drappeggi fluenti, trasforma una cassa di ceneri in teatro, legando il defunto alla memoria eroica.
È un esempio significativo dell’intaglio volterrano attribuito al «Maestro di Enomao».
#62
Monumento funerario con Adone morente
Un piccolo altare mostra Adone nell’istante della morte, mito greco riletto per una tomba etrusca. La scena lega il lutto personale a una promessa ciclica di ritorno: bellezza recisa, eppure ricordata, come lingua del dolore familiare.
Adatta un mito greco a un uso funerario etrusco, legando il lutto all’idea di rinnovamento.
#65
Cratere a colonne corinzio tardo
Un ampio vaso da mescita in stile corinzio a figure nere. Fasce di animali in marcia e sfingi corrono attorno al corpo, con rosette a riempire il fondo. Le anse alte, come piccole colonne, trasformano il cratere in un manifesto di ritmo decorativo.
È un esempio tipico dello stile corinzio a fregi animali su un vaso da simposio.
#81
Statuetta del Buon Pastore
Un giovane pastore porta un agnello sulle spalle, avanzando con passo lieve tra rocce. Un motivo pastorale diventa simbolo cristiano di cura e salvezza: vicino, umile, fatto per consolare.
È un’immagine cristiana delle origini, ricavata da tipi pastorali romani, divenuta emblematica.
#82
Sarcofago di Giona
Un sarcofago cristiano antico con il ciclo di Giona: gettato al mostro marino, restituito vivo e infine riposato sotto la pianta. La storia diventa promessa quieta di risurrezione per chi vi fu deposto.
Presenta il classico ciclo di Giona, uno dei simboli cristiani più antichi della risurrezione.
#83
Sarcofago della Via Salaria
Un sarcofago cristiano delle necropoli lungo la Via Salaria. Oranti, Buon Pastore e piccole scene evangeliche si intrecciano in un fregio pacato, trasformando un monumento romano in speranza visiva di salvezza e comunità oltre la morte.
Offre un repertorio «da manuale» dell’iconografia cristiana delle origini su un sarcofago familiare romano.
#84
Sarcofago dei due fratelli
Scene bibliche sfilano come un «fumetto» in marmo — Giona, Daniele, Pietro e Paolo — incorniciando due giovani imberbi che condividono parentela e fede.
È un esempio notevole di iconografia cristiana tardoantica in un formato funerario romano.
#85
Sarcofago dogmatico
Una lezione di teologia in marmo: Cristo crea Adamo, la Trinità è suggerita da segni e ripetizioni, e scene di salvezza intrecciano dottrina e narrazione in un’unica facciata.
È un classico esempio tardoantico di «credo per immagini», con una sintesi visiva della dottrina cristiana primitiva.
#86
Sarcofago con scene della Passione di Cristo
Un fregio in marmo narra la Passione — dall’arresto alla deposizione — in scene compatte ed emblematiche, incise per la memoria e per la speranza.
Presenta un ciclo della Passione tardoantico, chiaro e leggibile, destinato a sepolture cristiane d’élite.
#87
Sarcofago «con alberi» (tipo Anastasis)
Scene separate da alberi sottili culminano nell’Anastasis: Cristo discende agli inferi, solleva Adamo e abbatte le porte di Ade.
È un raro fronte di sarcofago che pone al centro l’Anastasis in un contesto cristiano latino.
#88
Fronte di sarcofago con la Traditio Legis
Cristo in trono consegna un rotolo a Pietro mentre Paolo assiste: la Traditio Legis, il «dare la Legge», in un’unica immagine di autorità e Vangelo.
È un’immagine canonica del cristianesimo antico che rappresenta Cristo mentre affida l’autorità di insegnare a Pietro.
#89
Fronte di sarcofago di tipo «Betesda»
Cristo comanda, il giaciglio si solleva e l’acqua increspata indica la piscina di Betesda: la guarigione scolpita come un istante unico, deciso e irreversibile.
Collega con chiarezza un miracolo di misericordia alla speranza di risurrezione nell’arte cristiana antica.
#90
Sarcofago con il passaggio del Mar Rosso
Mosè apre le acque con il bastone, i soldati si agitano mentre le onde ricadono. La liberazione diventa figura del battesimo e di una rinascita.
È una figura veterotestamentaria fondamentale della salvezza cristiana e del battesimo.
#93
Corona di fenice di un’imperatrice cinese
Una griglia d’oro, fenici in volo, migliaia di perle — e un azzurro elettrico ottenuto da piume di martin pescatore: un sole di corte da indossare.
È un capolavoro dell’ornamento di corte Qing, tra filigrana d’oro, perle e intarsio di piume di martin pescatore.
#98
Medaglioni in vetro dorato (vetro d’oro)
Piccoli ritratti e benedizioni incisi nella foglia d’oro tra due strati di vetro: fondi di coppe trasformati in ricordi di fede e di memoria.
Sono rare sopravvivenze di immagini private cristiane, ebraiche e romane della tarda antichità.
#99
Tesoro del Celio (oggetti liturgici cristiani antichi)
Un tesoro di metallurgia della prima Chiesa — calici, patene, lucerne — dove forme semplici portano i nuovi simboli della fede.
È un raro insieme coerente che documenta la cultura materiale della liturgia cristiana antica a Roma.